Regista: Emerald Fennell
Cast: Margot Robbie, Jacob Elordi, Hong Chau, Shazad Latif, Alison Oliver, Martin Clunes, Ewan Mitchell, Owen Cooper, Amy Morgan, Jessica Knappett, Millie Kent, Vicki Pepperdine, Paul Rhys, Robert Cawsey, Gabriel Bisset-Smith, Matt Green (III)
Genere: Drammatico
Durata: 136 minuti
Cinema Garibaldi di Piazza Armerina
Dal 28 Febbraio al 4 Marzo
1° SPETTACOLO alle ore 18:00
2° SPETTACOLO alle ore 21:00
Trama:
Fin da bambini il legame fra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso tutto al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una reazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall’umiliazione in arrivo e cerca fortuna all’estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e acquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata ad Edgard, e per i due inizierà quell’inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati fin dall’infanzia.
Cime tempestose è l’ennesimo adattamento del romanzo di Emily Brontë già portato più volte sul grande schermo, a cominciare dal classico film del 1939 diretto da William Wyler e interpretato da Merle Oberon e Laurence Olivier, così come sul piccolo schermo, compresa la versione del 1992 di Peter Kosminski con Ralph Fiennes e Juliette Binoche.
Quest’ultima trasposizione porta la firma inconfondibile di Emerald Fennell, la regista di Una donna promettente e soprattutto di Saltburn, orgoglioso mix di trash e pop che vedeva fra i suoi interpreti sia Jacob Elordi, che in Cime tempestose edizione 2026 è il nuovo Heathcliff, che Alison Oliver, che intrepreta l’ingenua Isabella, la protetta di Edgard.
Fennell si getta a capofitto in questa celebre storia di passione e tradimenti creando il suo consueto universo glamour e barocco, a metà fra lo storico-pop di Sofia Coppola e il pink romance degli Harmony, senza temere gli sconfinamenti nel kitch e nel trash. Il suo stile è aggiornato ai tempi e ai gusti del pubblico social, e ha l’intrattenimento visivo come priorità assoluta. Fennell realizza guilty pleasures senza remore e i suoi film, rigorosamente in costume (anche quando ambientati nella contemporaneità), appaiono riccamente decorati e intensamente colorati (qui la palette è soprattutto di rossi sgargianti e azzurri intensi), estremamente godibili da un punto di vista pop estetico, e direttamente contrapposti al bon ton minimalista e polveroso dell’universo Merchant-Ivory. Anche i sentimenti in scena sono raffigurati nella loro dimensione eccessiva e ridondante, il che è adeguato ad una storia di attrazione fatale delirante, ad alto potenziale di umorismo involontario (e Fennel si concede qualche punta di ironia soprattutto nel ritratto di Edgard e Isabella).
Quello che manca completamente è il contesto sociale in cui era ambientato il romanzo di Brontë, e che ha una parte essenziale nel successo della storia originale, in cui Cathy rifiuta un futuro con Heathcliff perché a metà Ottocento era socialmente inconcepibile che una giovane donna uscisse dal proprio rango, e un matrimonio con un pretendente abbiente era l’unico mezzo di sopravvivenza a disposizione. Qui invece il comportamento di Cathy sembra più improntato al capriccio e allo snobismo, peraltro sempre raffigurata più come una ragazzina viziata e prepotente che come il delizioso mix di assertività femminile (di per sé rivoluzionaria nel 1847) e costrizioni sociali della protagonista del romanzo.
Sparisce anche quasi completamente la dimensione gotica del romanzo (e del film di Wyler), fatta di fantasmi e , di echi e di rimandi, che non era solo una scelta stilistica dell’epoca, ma la risposta ad un’esigenza profonda di evocare un rimosso socioculturale, soprattutto per una donna (il che spiega la celebre frase “Heatcliff è me più di me stessa”) : non è un caso che la versione più aderente alla cifra originaria dell’opera di Brontë sia la canzone inquietante e misteriosa di Kate Bush, i cui falsetto è l’eco lugubre di un lamento nella notte, e la rivendicazione di una dark side negata. Anche i numerosi momenti di sesso fra Cathy e Heathcliff sono completamente fuori epoca, come in un episodio di Bridgerton, ma farà comunque la gioia degli spettatori e spettatrici la presenza nei ruoli centrali di Jacob Elordi e Margot Robbie, intenti a esplorarsi intimamente a vicenda: il vero asso nella manica di Fennell è infatti questa scelta di casting, che fa leva su due bellissimi del grande schermo con un’espressività da fotoromanzo perfetta per questa impostazione cinematografica.
Se la tensione sessuale (stereotipata) è fin troppo presente, sono poco sottolineate le sfumature psicosociali di quella che oggi definiremmo una relazione tossica, e le pressioni esterne che rendono le decisioni di Heathcliff e Cathy inevitabili. Tutto è aggiornato al presente, e non bastano le (finte) brughiere dello Yorkshire (con tanto di macchina del fumo fuori scena) a restituire l’isolamento e la mancanza di alternative che hanno informato la vita di Emily Brontë, e di conseguenza il suo romanzo, canto disperato di un usignolo trapassato dalla spina di rosa della favola scritta da un’altra vittima delle costrizioni del suo tempo come Oscar Wilde. Cime tempestose entra allegramente nell’universo fantasy e social del 2026, costruendo relazioni strillate alla Uomini e donne accompagnate da un tappeto sonoro hyperpop, inebriante come una corsa sull’ottovolante ma altrettanto artificialmente intensificato, laddove il romanzo di Brontë era un perfetto bilanciamento fra istinto e società, pulsioni profonde e negazioni identitarie, struggimento e intima rivolta.
