SUPER MARIO GALAXY – IL FILM

Regista: Michael Jelenic, Aaron Horvath

Cast: Anya Taylor-Joy, Chris Pratt, Brie Larson, Jack Black.

Genere: Animazione

Durata: 98minuti

Cinema Garibaldi di Piazza Armerina

Dal 17 Al 22 Aprile

Escluso DOMENICA 19 Aprile ore 17:00

1° SPETTACOLO alle ore 17:00

2° SPETTACOLO alle ore 19:00

Trama: La principessa Rosalina, sorella maggiore della principessa Peach e dotata di un potere anche superiore, viene rapita da Bowser jr., vendicativo figlio dell’arcinemico del regno dei funghi. Il proposito di quest’ultimo è di fabbricare un’arma con un potere tale da spazzare via interi pianeti. Ma Mario e Luigi la pensano diversamente e correranno in aiuto della principessa per sventare il piano letale.

Dopo anni di adattamenti cinematografici fallimentari di videogame, Super Mario Bros. – Il film ha rappresentato un’inversione di tendenza: puntare tutto sui colori e la luccicanza del look si è rivelata una scelta vincente, tale da permettere di soprassedere sull’inconsistenza della trama.

Con l’inevitabile sequel la faccenda si rivela da subito più complicata. La necessità di introdurre personaggi nuovi, tra cui principesse in serie – apparentemente prodotte con lo stampino sull’eterno modello disneyano -, il malvagio Bowser jr. e l’atteso (dai fan) dinosaurino Yoshi, collide con la necessità di coinvolgere un target giovanile (e sempre più distratto) a colpi di rumori tonitruanti e colori fucsia. La sensazione è più quella di una giostra che di un film, ma se nel predecessore il trip psichedelico permetteva di astrarsi e dimenticare gli affanni terreni, qui la magia non scatta e si resta ancorati al suolo, perplessi su ciò che transita sul grande schermo, proprio come i punti di domanda impressi sugli scatoloni di Mario e Luigi.

È evidente il tentativo di fare a meno di una sceneggiatura sensata, ma è altrettanto evidente il fallimento dell’esperimento: lo script non sa che farsene di un Bowser redento e si gioca malissimo la carta del suo ritorno di fiamma (Bowser è buono o finge? C’è un arco narrativo sottostante? Prima di avere risposte, scopriamo che è troppo tardi per averne); prova ad accennare un goffo principio di romance tra Mario e Peach, ma non sa come svilupparlo e si incarta sulla possibile svolta di gelosia dell’incontro con un avventuriero cool, “Star Fox” McCloud.

Mentre le idee e gli espedienti narrativi latitano, si viaggia senza un perché da un mondo all’altro, provando a sostituire con abbagli visivi l’assenza di una trama coinvolgente e di un movente che dia un senso all’avventura. Persino lo schematismo dei platform game prevedeva dei livelli da superare e degli ostacoli creativi ed è paradossale che la versione cinematografica si riveli più rigida e ancorata a limiti intrinsechi di quella videoludica.

Eppure, il contrasto è evidente: se il gioco di Super Mario Galaxy si concentrava sulla libera esplorazione di bislacchi pianeti, sfido chiunque a ricordare una qualsiasi caratteristica dei mondi illustrati dal film, visitati con l’attenzione che si riserva alle pubblicità di una rivista patinata. A distinguersi con evidenza sono solo le citazioni cinematografiche e letterarie, peraltro impossibili da intercettare per il pubblico di riferimento di Super Mario Galaxy – Il film.

Star Fox è chiaramente ritagliato sulla sagoma di Han Solo da Star Wars, così come i pianeti minuscoli e i loro abitanti solitari da “Il piccolo principe” di Saint-Exupery; mentre l’epilogo lavico rimanda chiaramente a Terminator 2 – Il giorno del giudizio. Coglierà qualcosa di tutto ciò un pubblico sotto i dieci anni? O ci si aspetta di poter lavorare su più livelli di comprensione, come in un Pixar dei tempi d’oro? Se quest’ultimo è il desiderio recondito di Aaron Horvath e Michael Jelenic, occorreva un impegno di molto superiore nella concezione di un canovaccio che avesse la minima possibilità di tenere agganciato un adulto.