LA LLORONA – Le lacrime del male

Regia: Michael Chaves.

Cast: Linda Cardellini, Raymond Cruz, Patricia Velasquez, Marisol Ramirez, Sean Patrick  Thomas.

Genere: Horror, Thriller – USA.

Durata: 93 minuti.

Cinema di Piazza Armerina

dal 4 al 7 Maggio

1° SPETTACOLO ore 19:00 – 2° SPETTACOLO ore 21:30

VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI

Trama:

Nel 1973, a Los Angeles, l’assistente sociale Anna Tate-Garcia, rimasta vedova del marito poliziotto ucciso in servizio, fatica a conciliare le esigenze di un lavoro impegnativo con quelle di famiglia, che la vedono molto presa a occuparsi dei suoi due figli piccoli Chris e Samantha. Per ragioni di lavoro, Anna è costretta a separare Patricia, una donna ispanica, dai suoi due figli, che per motivi misteriosi la donna teneva segregati in uno stanzino. La situazione è strana e lo diventa sempre più sino a trasformarsi in tragedia. Anna si rende conto con orrore che adesso sono i suoi figli a essere in pericolo, eletti come preda da uno spirito vendicativo, la llorona, che fu una donna che nel 1673 in Messico, dopo aver scoperto che il marito la tradiva, aveva ucciso i suoi due figli per punirlo del tradimento e poi si era tolta la vita diventando però, maledetta per sempre, un fantasma pieno di odio e di rimpianto.

Quello della llorona – la donna fantasma che piange i suoi figli morti – è un mito profondamente radicato nel folclore messicano e già portato sullo schermo molte volte a partire da La llorona(1933) di Ramón Peón.

Tra le tante versioni si possono citare almeno quella classica, La llorona(1960) di René Cardona, melodrammatica al punto giusto, l’interessante La maldición de la llorona (1961) di Rafael Baledón o il pittoresco La venganza de la llorona con il lottatore mascherato Santo alle prese con la donna spettrale, in versione mummificata (nientemeno). O, ancora, il più recente Km 31 (2006) di Rigoberto Castañeda. James Wan – qui nella veste di produttore – nella sua infaticabile opera di riscoperta e rivisitazione dei tòpoi e dei miti dell’horror, recupera questa figura del pantheon orrorifico messicano e la sottopone all’opera di modernizzazione che è tipica del suo cinema.

Lo stile del cinema di Wan – elegante e suggestivo – è ben presente. La prima apparizione della llorona, con i due bambini assediati nell’auto, è molto efficace e ben girata. Anche le apparizioni successive del fantasma sono messe in scene con cura e abilità evocativa generando una notevole tensione che culmina in jump scares ben posizionati. La ricerca continua della creazione di un’atmosfera cupa e tenebrosa si traduce talvolta in una certa lentezza del racconto, ma le poche cadute di ritmo sono ben sopportate nel complesso della narrazione. 

La figura spettrale della llorona è molto efficace a livello di icona orrorifica e regge bene anche per il suo background per così dire psicologico di madre snaturata che mira a rapire i figli degli altri per lenire il dolore di aver soppresso i propri. Certo, l’aspetto emozionale , dei sentimenti, con la madre assistente sociale che lotta per non perdere i suoi figli e la madre fantasma che cerca un surrogato ai suoi, è giocato in modo piuttosto convenzionale, ma ha sempre una sua carica emotiva basilare che funziona.

L’entrata in scena del curandero, una sorta di esorcista interpretato con buon carisma da Raymond Cruz, comporta un calo di tensione – dopo una prima parte tesa e ricca di suspense – per la necessità di introdurre il consueto armamentario parareligioso, ma il film recupera energia nella terza parte, concitata al punto giusto per piacere agli appassionati, anche se non si rilevano particolari sorprese nello svolgimento. 

Michael Chaves è all’esordio nella regia di un lungometraggio e svolge con meticolosa attenzione il suo ruolo di perpetuatore ed esecutore dello stile proprio dell’universo cinematografico sorto con L’evocazione – The Conjuring(non manca qualche riferimento diretto). 

Linda Cardellini – vista recentemente in Green Book e, in campo horror, una ventina di anni fa nel non trascendentale Strangeland nel quale si faceva però notare per bravura – sostiene con credibilità e convinzione il ruolo della madre che deve lottare per la salvezza dei suoi figli.