Aquaman

Regia di: James Wan

Cast Completo:  Jason Momoa, Amber Heard, Willem Dafoe, Patrick Wilson, Dolph Lundgren, Yahya Abdul-Mateen

Genere: Azione

Durata: 143 minuti

Cinema di Piazza Armerina

dal 11 al 16 Gennaio

1° SPETTACOLO ore 18:00 – 2° SPETTACOLO ore 21:00

TRAMA:

Arthur è figlio di Tom, guardiano di un faro, e Atlanna, nientemeno che regina di Atlantide. L’unione dei due è però clandestina, tanto che per salvare il figlio Atlanna accetterà di farsi giudicare nella città subacquea, che la giustizierà consegnandola al più feroce dei popoli sottomarini. Arthur cresce imparando in segreto da Vulko, consigliere del re e di suo figlio Orm, i segreti di Atlantide, ma da adulto preferisce stare lontano dalla città sommersa e si limita a compiere gesta eroiche in mare, come salvare un sottomarino da un team di pirati. Qui finisce per lasciare morire uno di loro e il figlio giura vendetta, tanto da allearsi con il fratellastro di Arthur, Orm. Nel mentre la figlia di Re Nereus, Mera, cerca di convincere Arthur ad abbracciare il suo retaggio di regale atlantideo per scongiurare una guerra, ma per riuscire in questo piano sarà necessario ritrovare il perduto tridente di Atlan.

Il tragitto dell’eroe è così chiaro che, in caso lo spettatore non l’avesse capito, in una delle prime scene il padre suggerisce di chiamarlo Arthur «come Re Artù», infatti come lui finirà per ottenere la corona solo dopo aver recuperato un’arma inaccessibile a tutti tranne che al prescelto. In casi come questi, oltre alla simpatia del protagonista che pur Jason Momoa cerca di metterci, a fare la differenza sono i personaggi di contorno e soprattutto i villain. I primi non brillano, sia per le interpretazioni senza carisma, sia perché di loro anche alla fine del film non sappiamo nulla. Non abbiamo idea per esempio di come sia il regno da cui viene Mera né di come abbia maturato i propri ideali e ancora meno sappiamo di Vulko, se non che era segretamente fedele ad Atlanna. Il villain principale, Re Orm, è poi l’antitesi di Arthur, fin dal look ariano e dall’ossessione per la corona, ma se dell’educazione di Arthur sappiamo che ha avuto un padre premuroso, di quella di Orm ci è ignoto tutto. 

Proprio il re marito di Atlanna è infatti il pezzo mancante del puzzle, evocato ma mai descritto né messo in scena. Così il vero contraltare di Arthur finisce per essere il pirata Manta (interpretato da uno sfortunato Yahya Abdul-Mateen II spesso coperto da un casco), di cui vediamo la morte del genitore. Si tratta però di un personaggio che nasce cattivo e avido, uccide innocenti per capriccio e non ha nulla di tragico. Arthur si cruccerà di aver causato l’ossessione del pirata nei suoi confronti, ma finisce lì. Per un film dove il tema cruciale sarebbe l’eredità si fa ben poco per svilupparlo, tutto viene dato per scontato e si seguono formule arcinote, sperando che bastino gli effetti speciali, qualche battuta e un po’ di ammiccamento sexy.

Il regista James Wan azzecca alcune buone sequenze d’azione, in particolare l’inseguimento nella cittadina siciliana di Erice (che però riprende l’inquadratura a seguire di un personaggio in armatura che sfonda le pareti dal G.I. Joe di Stephen Sommers) e la battaglia finale, ma in linea di massima non c’è alcuna tensione e la computer graphic è così onnipresente da rendere tutto fasullo.

Sembra quasi che per rendere meno improbabile il look tradizionale del protagonista, con pantalone verde e maglia arancione, Wan abbia deciso di sparare tutti i colori fino all’eccesso. I suoi abissi sono più bioluminescenti di una foresta di Pandora (il pianeta di Avatar), Atlantide è un tripudio di luci e le regge sono di un bianco assoluto, come fossero costruite in avorio, mentre i capelli di Mera sono di un rosso persino più carico di quello che sfoggia nei fumetti, tanto da oscurare la sua tuta verde. Il risultato è palesemente kitsch e del resto anche il commento musicale, fin dalle prime scene con sottolineature quasi comiche, non si trattiene mai. Il non plus ultra arriva al momento del bacio, in mezzo alla battaglia dove le esplosioni fanno da fuoco d’artificio mentre la musica monta e la macchina da presa ruota intorno ai due. Non che da Aquaman ci si aspettasse sobrietà, però un registro del genere, oltre a spegnere l’epica, diventa sfiancante se mantenuto per la durata monstre di due ore e venti. 

Non mancano poi passaggi di sceneggiatura assurdi, per esempio la capacità di localizzare Mera degli atlantidei è così formidabile da trovarla su un aereo mentre sorvola il Sahara (probabilmente uno dei punti più lontani dagli abissi marini sull’intera Terra), ma misteriosamente non la individua dentro il ventre di una balena a due passi da Atlantide. Viene inoltre rimproverato ad Arthur di sfidare a duello Orm, ma il piano di Mera e Vulko era già stato compromesso, quindi non si capisce cos’altro avrebbe dovuto fare. E la sciatteria della scrittura si vede anche nei dettagli, come la fasciatura di Atlanna sopra la sua tuta argentea o come quando i cattivissimi pirati si prendono una pausa, mentre invadono un sottomarino, perché il padre dia tutto orgoglioso al figlio il coltello di famiglia. Ovviamente poco dopo morirà, come nel più trito dei luoghi comuni. Per altro sarebbe tranquillamente bastato un flashback con quella scena in un altro momento, ricordata dopo la sua morte, per rendere il tutto meno prevedibile e improbabile. 

Al film va comunque riconosciuta una gran varietà di scenari, situazioni e popolazioni, tra città sottomarine, branchi di voraci umanoidi simili a piranha, un mondo segreto con tanto di dinosauri e il Kraken, che ha una voce telepatica femminile (in lingua originale quella di Julie Andrews). Aquamanfa inoltre davvero tutto il possibile per essere al passo con i tempi del #metoo, così a ogni azione dell’eroe ne corrisponde almeno una di Mera, che partecipa a tutte le sue battaglie con i propri poteri e prende spesso l’iniziativa. 

Si tratta probabilmente del più compiuto film sugli eroi DC Comics dai Batman di Christopher Nolan, ma la durata, i ralenti, i mantelli svolazzanti pure sottacqua e un’enfasi nella messa in scena che crede di bastare a se stessa, sono ancora dalle parti di Zack Snyder, infatti accreditato fra i produttori. Per quanto provati comunque non uscite all’inizio dei titoli di coda: a metà dei credits si trova la consueta scena extra, questa volta dedicata a preparare il già annunciato sequel.